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La sinistra di destra

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Descrizione Uno zombie si aggira per l’Europa: è la sinistra di destra. Mostro bicefalo i cui due volti sono il sovranismo e il liberismo, è tenuto artificiosamente in vita dalla crisi delle sinistre radicali. Un morto-che-cammina sinistrofago che succhia i cervelli delle persone, svuotandone la testa da ogni idea di riscatto sociale e solidarietà internazionale per riempirla con una sostanza gelatinosa formata, in dosi variabili, da populismo, classismo, razzismo, sessismo e nazionalismo. I sovranisti di sinistra sostengono che per uscire dalla crisi sarebbe necessario un ripiegamento all’interno dei propri confini, un ritorno alle idee di nazione e patria; rivendicano a parole Marx, Keynes e la sovranità popolare contro l’Unione europea ma propagandano xenofobia e negano la divisione in classi della società riducendola a un indistinto “popolo”. Nel frattempo il centrosinistra, che ormai ha completato il giro tanto da ritrovarsi direttamente a destra e ripartire dal via, sostiene che l’unica difesa dal nazionalismo sia l’europeismo liberista, che non fa che tutelare gli interessi dell’establishment e lo status quo succhiando il sangue della working class. Mauro Vanetti, rodato ammazzavampiri e Van Helsing del terzo millennio, col paletto di frassino di una pungente ironia e usando in modo rigoroso l’analisi marxista, fa fuori a una a una tutte queste posizioni, ristabilendo dei confini netti tra le parti, separando ciò che era tenuto forzatamente unito, e dimostrando che non è possibile prendere robe a caso e dire: «ma di sinistra, eh». Anche tra chi si considera di sinistra ormai si trovano le opinioni politiche più bislacche e divergenti tra loro. Una cena tra amici può finire a male parole su un tema qualsiasi. Ernesto, che è iscritto alla Cgil, difende la privatizzazione della sanità perché, dice, gli statali sono tutti fannulloni. Frida, che fa i corsi di danze popolari all’Arci dietro casa, confessa di aver votato per i grillini ma ora è pentita per l’alleanza con quei beceri della Lega. Arrivati al caffè, Rosa, che ha smesso da tre anni di andare al centro sociale, osserva che il politicamente corretto è la nostra rovina e che bisognerebbe togliere il diritto di voto agli analfabeti funzionali. Aureliano, il metalmeccanico, dice che non è diventato razzista, è sempre compagno, ma gli immigrati sono troppi. Perché le cene in pizzeria tra compagni, perché i pranzi di Natale in famiglie tradizionalmente di sinistra, finiscono con l’amara sensazione di aver condiviso il tavolo con dei liberali conservatori o con dei mezzi fascisti?
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